.

 
Aira 
It'll be alright (o almeno così dicono)
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog

 
  Ultime cose
Il mio profilo


  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  My bookshelf on Anobii
El Periodiblog
Step1


YOUR LINK HERE
Alias
Argot
Caravanserral
Carezza Invisibile
Cinema e Viaggi
Dario D.
Desperate Librarian
Disastro
Ed Warner-Words
Fantômas
Freddemani
Gogobub
HeavenOnEarth
Irlanda
Locanda sul faro
Lu
MaD
Miss Welby
Nellamiaoradilibertà
Praga
Sogniebisogni
Svizzerotta
TerzoStato
Variedad Plus
PASSAVANO DA QUI...


Itaca News
Catania a sinistra
Diario
La Repubblica
Mediatico (tutti i giornali del mondo)


Haruki Murakami
Jonathan Carroll
Wu Ming


Piccolo Teatro di Catania
Internet Movie Database
2046


Rivista Newton
Stephen Hawking
  cerca




Creative Commons License
This opera by Valeria Giuffrida - Aira is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.




My site was nominated for Best Foreign Language Blog!






Bookmark and Share



http://www.wikio.it

Add to Technorati Favorites



IO SCRIVO PER:









ALL CAUSES AND ISSUES










 

I MIEI 5 SENSI

 

UDITO – “2046 Main Theme”

By Shigeru Umebayashi



 

VISTA – “L’angelo della vita”

Giovanni Segantini




 

OLFATTO – “Strawberry”

photo by Arek Kotlewski



 

TATTO – “A soft blanket of snow”

photo by Technogran




 

GUSTO Champagne
"New year vision"
photo by Clochette







my toolbar is a photo
by  
Beth Broadaway



Se non avete di meglio da fare...
c'è il FRIEND TEST







Locations of visitors to this page ____________________________



BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Iscritto su CercaBlog.com
Personal blogs Blog Directory

Elenco dei Blog italiani blog Directory, inserisci il tuo
Italian Bloggers
Directory
Directory Segnalato sulla Directory Yoweb.it
myPlanets - Classifica Web - Italiana Directory
< ALL WEB free > Blog Directory
Blog: La categoria di HelloDir.com che tratta di Blog
voli economici firenze blog directory
Miglior Blog

____________________________

Top Blogs 

Personal Blogs -  Blog Catalog Blog Directory







 

Diario | I rhyme sometimes | la voce, il buio, il silenzio | PDV | Evoé | La pulce nell'orecchio |
 
Diario
570830visite.

14 luglio 2009

OGGI SCIOPERO




Questo blog aderisce all'appello lanciato da Dirittoallarete contro il DDL Alfano e l'imbavagliamento dell'informazione nella Rete che ne conseguirebbe.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sciopero ddl angelino alfano

permalink | inviato da Aira il 14/7/2009 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

9 luglio 2009

Premio Ischia (solo una piccola notizia)

Vi lascio una notiziola apparsa pochi giorni fa su LaStampa.it





Step1 si è classificato secondo al Premio Ischia, subito dopo il blog Voglioscendere di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio.

Ecco.

Ora vi auguro una buona giornata.

29 giugno 2009

Free Iran: bloggers unite to help out



"Where is my vote?" is the claim of the new Bloggers Unite campaign. But in Iran - in these days - what also has been ripped from people is freedom, dignity, democracy, information and even life. 
At moment, internet seems to be the only way to spread information. You only need to see how many sites, web magazines and blogs are talking about it, to realize that the net can really be active in the fight for the human rights. From the biggest sites like the
CNN or Repubblica.it (here in Italy) to a little blog, like yours or mine, news travel on pictures and video, often taken with a simple cellular phone.
By clicking the picture above you'll find whatever you can do for Iran people, and in the
discussions page of Blogger Unite you can suggest other ways to help out.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. iran english bloggers unite

permalink | inviato da Aira il 29/6/2009 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

10 giugno 2009

La Pazza e la Bambina


In fondo alla strada dove abito vive la Pazza. Chi la conosceva prima dice che faceva l'insegnante, e che era una donna buona e perbene. Dice anche che il figlio aveva 18 anni quando è successo l'incidente sull'autostrada. Da allora lei è così, dicono. Non si sa molto altro, solo che veste in modo stravagante – cappelli strani, colori accostati con una certa ironia, trecce bianche – e che fuma dalla mattina alla sera. Si sa che siede sui grandi vasi delle piante che stanno lungo il viale e ogni tanto si rivolge a chi passa, con domande poco sensate. A volte si ferma vicino a un fruttivendolo ambulante, resta un po' lì con lui. Era amico di suo figlio, dicono. C'è quando si arrabbia e urla parolacce irripetibili, quando si sente allegra e canta "Bandiera rossa", quando accende la musica a tutto volume alle quattro di notte. C'è quando urla frasi disconnesse da cui spicca solo una parola: cimitero. Lo ripete mille volte.

Altre cose che si sanno su di lei: vive sola in una casa con un piccolo giardino, e nell'appartamento al primo piano vive il padre. I due non vanno per niente d’accordo, nun si sannu sèntiri, dicono. Ogni tanto lei inizia a inveire contro di lui, verso il suo balcone, e ogni volta lui le getta addosso un secchio d’acqua. Poi un grido, quello della Pazza che deve tornare a casa a cambiarsi. Non importa se fuori ci sono 45 gradi o solo 10. Acqua fredda addosso. E questo non si dice, si vede, così come si è visto una notte arrivare la polizia, poi i vigili e un’ambulanza. Chi si è affacciato ha pensato che fosse successo chissà cosa. Niente di che. La Pazza aveva esagerato con le sue pazzie, hanno raccontato. Tre giorni dopo lei era tornata a casa, di nuovo lì con le sue trecce e le gambe accavallate e la sigaretta tra le dita.

Della Bambina, invece, non si sa niente. Si sa solo che avrà avuto sei, forse sette anni, e che un pomeriggio è finita lì, seduta a terra sul suo balcone, a piangere. Il balcone proprio di fronte alla casa della Pazza.

«Bambina? Bambina perché piangi?»
Chi è abituato a sentire le urla di una voce sguaiata stenta a riconoscere la Pazza. La bambina sembrava lei, dicono.
La Bambina – quella vera – assume un tono lamentevole, racconta che la nonna le ha dato botte perché non voleva che buttassero via il gattino appena trovato.

Di quel bellissimo quarto d’ora non si ricorda molto, tranne che la Pazza prima la consola, poi parlano del più e del meno. Le lacrime non ci sono più, dicono, anzi c’è qualche risata. Quello che si racconta dopo e che la nonna esce sul balcone, afferra la bambina e la fa entrare dentro casa, ché non dovrebbe stare lì a parlare con una pazza. Chi si è ritrovato ad ascoltare da dietro una finestra con un sorriso accennato, scoppia in una bella risata appena riconosce quella voce sguaiata urlare paroacce irripetibili che finiscono tutte con una frase in semi-italiano: «Picchiasti a piciridda? Grandissima...»


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bambini pazzia gattini bandiera rossa

permalink | inviato da Aira il 10/6/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

20 maggio 2009

bisbosso

- Ma perché il pavimento trema???
- Ah, lo senti? Goditelo.

Non è mai troppo tardi per capire che la musica si sente con tutto il corpo. E andare a sentire il jazz - andare a sentire Fabrizio Bosso dal vivo - è un ottimo modo per rendersene conto.
Un concerto divertente, una cantante dalla voce forte - Flora Faja - che balla, ammicca, familiarizza col pubblico. E lui. Quel tocco di classe che lo senti subito. Respira dentro l'ottone e i tuoi muscoli si sciolgono, si stirano come fossi un gatto che vuol fare le fusa.
Poi c'è la Curiosona, che è venuta con te quasi per farti un favore ma con un tacito desiderio
di sentire dal vivo quel musicista che le tocca ascoltare a tutto volume a casa.
Un po' diffidente,
all'inizio, la Curiosona. Dopo le prime note, però, ti guarda e fa "sìsì" con la testa. Alla fine applaude più forte di te. Insiste, poi, per stringergli la mano e dirgli una frase: "Lei è superlativo". Sgrani gli occhi, non avevi mai sentito la Curiosona fare i complimenti a qualcuno. E' sempre stata piuttosto snob con gli artisti, e pensavi di aver preso da lei. Però poi pensi che lo snobbismo è passato pure a te...




Sul mio canale YouTube trovate tutti gli altri video.

Io, dal mio canto, mi sono fatta fare l'autografo. E sì che è la seconda volta che lo incontro (bisbosso, appunto) ma se raccontassi davvero com'è andata la prima vi farei ridere. Involontariamente.
Autografo, dicevo. Odio farmi fare gli autografi,
ma ho un taccuino
dove ho scritto in passato appunti che poi sono diventati racconti o post. In quel taccuino ci sono tre firme speciali, chieste perché portassero fortuna alle mie anime: una di un famoso giornalista, una di un cantante molto teatrale che mi ha aiutato tanto a scrivere, e questa firma swing. E mi chiedo se è un caso che la pagina accanto sia proprio quella dove, grazie alla sua versione di You've Changed, ho scritto Whisky.






Ma la settimana musicale non è stata solo Bosso...

Marcotulli+Rea+Lang = Metropolis jazz

Pochi giorni prima ho avuto l'occasione - grazie a Step1 - di partecipare all'ultimo spettacolo invernale del Catania Jazz. Rita Marcotulli e Danilo Rea ci hanno mostrato come si suona
davvero un piano, lontano dallo strimpellìo di certi musicisti super costosi, i loro pianoforti sono diventati il tramite tra quel 1927 - anno in cui è uscito Metropolis, film di Fritz Lang - e il pubblico, sono diventati contrabbasso e percussioni grazie al loro modo di suonare sulle corde del piano aperto. Gli hanno restituito le parole.
Mi è sembrato di trovarmi dentro un vecchio
cinematografo. Un cappello e il rossetto rosso scuro. E il fumo di una sigaretta, pensando con un sorriso al suono della parola "audace". Ma vivo in un tempo in cui questa parola non esiste. Vivo in un tempo in cui fumano quasi tutte. Quindi, io non fumo. Forse essere audace è pensare al moderno con un occhio verso l'antico. Forse è per questo che mi è piaciuto così tanto lo spettacolo.

Per leggere il resoconto e vedere il video dell'esibizione, fate un salto su Step1.

Le foto, invece, le trovate su Slide.com

3 maggio 2009

The movement: the World Press Freedom Day

Somewhere I read that what made internet as we know it today is “movement”. Internet is just an information’s tool. So, information is movement.
That’s exactly what the bloggers who joined Bloggers Unite do: they move the net to create information. Or better, they pull the net, producing a shake that is propagated from county to county. It seems took for granted and basically vain, but it’s not true.
I saw by chance that my idea about “small pages” has been quoted by a few bloggers around the world, like I discovered something new, while it’s the most elementary thing we can imagine. But most people ain’t aware of this. Perhaps, that’s the real problem: we stopped thinking that the net is made of many waved string and that it’s necessary – to make it alive – to give it some movement. It’s like a growing up kid who needs to change the geometry in front of him, understand it, redraw it as he wants to. The big ones wish kids to stay still and silent, but – Heaven knows why – they have that damned urge to play, move the furnishings around the room, ask questions. The big ones think that it’ll create kinda chaos. The Big Ones think that they’ll lose authority, and with authority they’ll lose power.
Let’s think about it: if those snotty kids won’t stay still, they’ll have to tie them up.
From countries where censorship is still mild, to other ones where satire is “not tolerable”, it goes straight to places where a blogger or a journalist can go to jail or even be killed for making what every human being first learn to do: to tell. To tell the truth.
The Amnesty International site has published a little list of journalists who paid just for doing their job – like the most discussed story of Roxana Saberi – and at the World Press Freedom site you can find the maps showing States, names, stories. Moreover, Unesco supports the World Press Freedom Day and today it’s going to discuss about it in a conference held in Qatar.
In my period of human and creative crisis, this is my little act. What about yours?





Da qualche parte ho letto che ciò che fa di internet quello che conosciamo oggi è il “movimento”. Internet è uno strumento dell'informazione. Quindi, l'informazione è movimento.
I blogger che aderiscono a Bloggers Unite fanno esattamente questo: muovono la rete creando informazione. Anzi, la strattonano in modo da produrre un sussulto che si propaga da paese in paese. Sembra scontato e inutile, ma non è vero.
Mi sono accorta per caso che la mia idea delle "small pages" è stata citata da più blogger in giro per il mondo, come se avessi scoperto qualcosa di nuovo, invece è la cosa più elementare che si possa pensare. Eppure non tutti ne sono consapevoli, e forse è questo il vero problema: abbiamo smesso di pensare che la rete si fa con tanti piccoli fili intrecciati e che per darle vita è necessario darle movimento. È come un bambino che per crescere ha bisogno di cambiare la geometria davanti a sé, comprenderla, ridisegnarla come vuole. I grandi vorrebbero che i bambini stessero fermi e zitti, mentre loro chissà perché hanno quella dannata voglia di giocare, spostare le suppellettili, fare domande. I grandi pensano che così si crei il caos, i Grandi pensano che così perderanno l'autorità e con l'autorità perderanno il potere.
Ragioniamoci: se quei mocciosi non vogliono star fermi, bisognerà legarli.
Dai Paesi in cui la censura è ancora blanda, a quelli dove la satira è “intollerabile”, si arriva dritti dritti ai luoghi dove un blogger o un giornalista può finire in carcere o addirittura ucciso per aver fatto ciò che qualsiasi essere umano impara a fare per prima cosa: raccontare. Raccontare la verità. Il sito di Amnesty International ha pubblicato una piccola lista di giornalisti che hanno pagato solo per aver svolto il proprio lavoro - tra cui il caso più discusso in questi giorni, quello di

Roxana Saberi - e sul sito della World Press Freedom potete trovare le mappe in cui vengono indicati Stati, nomi, storie. Inoltre, l’Unesco supporta il World Press Freedom Day e ne discuterà oggi durante una conferenza in Qatar.
In questo mio periodo di crisi umana e creativa, questo è il mio piccolo gesto. E il tuo?




Su Step1 trovate l'articolo con numeri e dettagli!

11 aprile 2009

Reaching for the Easter

 
photo by Gerard Maas


Mi piace questa foto. Mi dà tristezza ma mi piace. Sembra appropriata a questi giorni in cui una Pasqua felice e colorata sembra così difficile da raggiungere.
In queste occasioni la semplicità delle parole è la migliore cosa.
Spero di cuore che la vostra Pasqua sia serena.

30 marzo 2009

Blackout (storia stonata)

D'un tratto sembra che la luce sia caduta a terra. I lampioni si spengono, la città si spegne. Continuo a camminare, ma chi conosce le condizioni delle strade di Catania sa che è necessario un equilibrio da funambolo.
Sarà il peso del buio sulle spalle, gli occhi spalancati per catturare la poca luce di una luna piena, quell'andare avanti sulle punte per evitare buche e mattonelle rotte, ma sento qualcosa dentro che si rompe. Come un pianoforte scordato da tempo, che appena provi a suonarlo le corde saltano via. Un suono stonato. E una paura piccola e insensata, come se chi mi passa vicino lo potesse sentire.
Le corde continuano a saltare - una ad una - il rumore è più forte e veloce. Assordante. Ora la mia paura è più grande ed ha anche un senso. In quei pochi minuti capisco quello che è successo e sta succedendo alla mia vita. Un blackout. Un altro.

Lo avevo già scritto forse, mi ricordo di aver usato proprio questa parola, ma la sera in cui mi sono ritrovata in una città spenta, come sospesa, inutile, mi sono resa davvero conto dei giorni frenetici e vuoti che ho passato in questi mesi di silenzio.

Ci sono cose che ci fanno compagnia, fotogrammi che richiamiamo alla mente quando ne sentiamo il bisogno: un luogo lontano nel tempo e nello spazio a cui aggiungere i colori, il profilo di un naso ed una bocca da disegnare in aria con le dita e con amore, una voce da ricordare. Quando non c'è assolutamente nulla, nessuna immagine davanti agli occhi, ci si sente terribilmente soli, ci si stringe nelle spalle - ancora un po' - perché il calore non si disperda e si cammina a testa bassa fino a casa.

Il blackout, ad un certo punto, finisce. Quello delle strade catanesi, intendo. Guardo le luci accendersi a poco a poco. Sorrido a labbra strette e trattengo il fiato per un attimo. Poi una musica mi invade la testa, prepotente. E' un pianoforte un po' scordato che esegue una sonata. La n° 8, di Beethoven.
Patetica.
Sì, patetica, ma come lo intendeva lo zio Lud.

25 marzo 2009

Honest Scrap Award



Ringrazio Ed Warner e ricevo questo premio:

“This award is bestowed upon a fellow blogger whose blog’s content or design is, in the giver’s opinion, brilliant.”

“When accepting this auspicious award, you must write a post bragging about it, including the name of the misguided soul who thinks you deserve such acclaim, and link back to the said person so everyone knows she/he is real. Choose a minimum of seven (7) blogs that you find brilliant in content or design. Or improvise by including bloggers who have no idea who you are because you don’t have seven friends. Show the seven random victims’ names and links and leave a harassing comment informing them that they were prized with Honest Weblog. Well, there’s no prize, but they can keep the nifty icon. List at least ten (10) honest things about yourself. Then pass it on!”


Non farò la mia lista dei "premiati" semplicemente perché sarebbe la stessa del post precedente. Tutti, in un modo o nell'altro, siete brilliant.


Ps: nonostante il periodo di blackout (di cui parlerò nel prossimo post), sto cercando di darmi una smossa. Tornerò presto. Nel frattempo, passate dei giorni sereni.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. honest scrap award

permalink | inviato da Aira il 25/3/2009 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

11 febbraio 2009

Premio Dardos



Leggo dal blog di Carezzainvisibile:
"Il Premio Dardos è un riconoscimento che viene consegnato ai bloggers che hanno dimostrato impegno nel trasmettere
valori culturali, etici, letterari o personali".

Ecco il regolamento:
  1. accettare (ma chiaramente non si è obbligati) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio;
  2. linkare il blog che ti ha premiato;
  3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.


Ovviamente col mio solito ritardo, ricevo con gioia il premio da "Carezza" e lo consegno a mia volta a tutti quei blog che leggo e che vorrei leggere più spesso
  1. http://carezzainvisibile.ilcannocchiale.it
  2. http://amosgitai.blogspot.com
  3. http://caravanserral.ilcannocchiale.it
  4. http://dariodangelo.blogspot.com
  5. http://disastro.ilcannocchiale.it
  6. http://edwarner-world.blogspot.com
  7. http://gogobub.ilcannocchiale.it
  8. http://heavenonearth.ilcannocchiale.it
  9. http://i400colpi.ilcannocchiale.it
  10. http://irlanda.ilcannocchiale.it
  11. http://nellamiaoradiliberta.ilcannocchiale.it
  12. http://blog.madncrazy.it
  13. http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it
  14. http://svizzerotta.ilcannocchiale.it
  15. http://terzostato.ilcannocchiale.it
  16. http://variedadplus.blogspot.com
  17. http://volipindarici.ilcannocchiale.it

...Quanti? Solo 15? Tzè! Ho sempre pensato che 17 porti fortuna...
Avrei in mente ancora altri blog ma non posso metterli proprio tutti.

Però ci tengo a consegnare il Dardos a due blog che pare abbiano chiuso ormai ma che sin da quando sono arrivata sul Cannocchio ho seguito e amato.
Ecco i due premi "postumi":


E ora si brinda!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. premio catene blog preferiti dardos

permalink | inviato da Aira il 11/2/2009 alle 18:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa

30 gennaio 2009

#2 - Ma prendila con filosofia!

Te lo dicono tutti, e c'è chi lo fa davvero...


MusicPlaylist
Music Playlist at MixPod.com



la foto di Stefano Bollani e della Banda Orisis l'ho trovata su flickr



Buon weekend!

27 gennaio 2009

Mi scusi, sono abbastanza gnocca?

C’è qualcosa che da giorni mi logora. Sono sempre davanti allo specchio, guardo gli occhi, la bocca, le forme e mi sento insicura, sempre più insicura, gettata letteralmente nello sconforto da una semplice dichiarazione. E ora c’è una domanda, assillante, che mi fa svegliare la notte dopo l’ennesimo incubo, aprire gli occhi e urlare:
Ma io
sono gnocca oppure no?
Rientrerò nella categoria delle “belle ragazze” che potrebbero avere diritto ad un militare tutto per sé o sono destinata a rimanere alla mercé dei criminali che – come Berlusconi pare ignorare – non guardano né la bellezza né l’età?

La questione è più complicata di quanto sembri. La bellezza è soggettiva, mi dicono da sempre. Ma dopo quella frase penso che il Nostro Presidente Del Consiglio abbia un’idea ben precisa di quale sia la definizione di “bella”. Bisognerà mettere per legge quali sono i requisiti, in modo da ottenere nero su bianco il diritto alla scorta militare.

Mi convinco che non posso andare avanti così e mi rimetto a dormire.
Ma continuo a fare sempre lo stesso stramaledetto incubo…

Il primo sospiro lo faccio davanti all’entrata, osservando la scritta Asl, sembra che le scarpe siano diventate pesanti e deglutisco prima di entrare. Prendo il numerino e cerco un posto per sedermi. Niente. Una bionda alta e appariscente entra dopo di me. Un signore si alza e la fa accomodare. Il secondo sospiro arriva quando chiamano il numero che precede il mio, scambio veloce di occhiate con la ragazza che va allo sportello. Solidarietà femminile, ansia, mani sudate che cercano lo specchietto dentro la borsa. Provo a sistemare il trucco, alzare le spalline del reggiseno, gonfiare i capelli con le dita. Mi sento strizzare lo stomaco quando la ragazza di prima trattiene le lacrime mentre va via. Ho solo voglia di tornare a casa, ma sento chiamare il mio turno…
- Ehm… Buongiorno.
- ‘Giorno.
- Io, ecco… Sono venuta per il
certificato di gnoccosità
, per poter ritirare il militare di scorta.
- Mmh… Vediamo, mi faccia vedere…
- Emh, non capisco. Farle vedere
cosa
???
- Beh, signorina, ci sono dei parametri, non è che diamo il certificato a tutte.
- Ah.
- Eh già. Allora… Profilo destro.
- Sì.
- Profilo sinistro.
- Si
- Frontale.
- Ecco.
- Adesso si giri, devo avere una visione completa.
- Faccio un giro completo, allora?
- Mmh... Cerco di dirglielo con un eufemismo… Io devo giudicare il suo lato B.
- Ah.
- Eh già. Ha mai avuto esperienze nel mondo dello spettacolo?
- Beh, sì, ho fatto teatro per un po’…
- Il teatro non conta, per mondo dello spettacolo intendo “televisione”.
- No, la televisione no. Ma perché me lo chiede?
- Avrebbe avuto qualche punto in più, ma non importa. Mi faccia uno sguardo sexy.
- Così va bene?
- No, sembra un pesce lesso. Niente certificato.
- No, no, posso farcela! Mi faccia riprovare!
- Lasci stare. Vada a sedersi.
- Insomma, è andata male…
- La metto in graduatoria. Si sieda, le faremo sapere.
Riprendo il mio posto con la bionda che mi fa un sorrisetto, mentre si sventola con un curriculm vitae che scopre dietro delle foto.
Seduta getto la testa all’indietro e chiudo gli occhi. Sento il rumore di motori e voci imperiose. Riapro gli occhi e mi rendo conto di essere davanti ad una caserma, ho in mano il mio certificato. La gnoccosità! – penso – ce l’ho anch’io!
La stessa bionda dell’Asl mi passa davanti e parla con uno dei soldati messi di guardia . Ormai la mia camminata è sicura, vado impettita dietro di lei – tra pari – pronta a ritirare il mio militare. Guardo il soldato leggere il certificato di Blondie e dirle
- Prego, si accomodi e scelga pure.
Scegliere? Lo posso davvero scegliere? Il terzo sospiro è di gioia. Alzo lo sguardo e ringrazio Berlusconi per l’opportunità che mi ha dato. Guardo Blondie uscire con un tizio in divisa, fisico da giocatore di rugby.
- Signorina, si avvicini
Il soldato mi fa segno di consegnarli il mio certificato. Legge, sorride, e chiama verso l’interno dell’edificio.
- Anastasiooo, vieni! C’è la signorina a cui devi fare la scorta.
- Mi scusi, non si poteva scegliere? Ho visto che la ragazza prima di me…
- La bionda? Ha ottenuto il livello A di gnoccosità, signorina. Lei ha solo C.
- Sssooo… Solo C? Qqqq… Quindi?
Anastasio compare davanti a me. Quarantacinque chili di ossa che reggono a malapena la divisa. Con gesti lenti e sofferti saluta il collega e mi porge il braccio per andare via…

Un urlo. Il mio. Il buio della mia stanza mi rassicura. Vorrei correre allo specchio per giudicarmi di nuovo ma sorrido,
pensando che sono tornata alla realtà
pensando che era solo un incubo
pensando che – in fondo – era solo l’ennesima “Sua” minchiata.


N.B.: so che è un argomento serio e doloroso e andrebbe trattato con rispetto. Il mio è un semplice cabaret di bassa lega ma, d’altronde, sembra che in Italia non si faccia altro.

31 dicembre 2008

Le note blu

Se stasera sono qui
Qualche mese fa, parlando con un docente del laboratorio di radio, ho raccontato del mio amore per la musica di Sergio Cammariere e per il talento di Fabrizio Bosso, e ho detto questa frase: 
- Stai tranquillo che quando il tour di Cammariere passerà di qui io ci sarò
Ho voluto fortissimamente andare a quel concerto e poterlo raccontare.


Eccomi qua, sono venuto a vedere lo strano effetto che fa
L'inizio dello spettacolo mi ha spiazzato un po', lo ammetto. Mi aspettavo My Song di Keith Jarrett, che fa parte di "Cantautore Piccolino" e che spesso Cammariere suona ai suoi concerti. Invece riconosco subito le note di Settembre, e la confusione iniziale diventa subito senso di casa, di musiche ascoltate mille volte ma che sembrano nuove, più potenti, più veloci. Ecco  l'improvvisazione, sperimento finalmente cosa vuol dire "situation".
Le parole scivolano dalle labbra, il volume della musica è fortissimo, le note alte della tromba di Fabrizio Bosso e del violino di Olen Cesari feriscono le orecchie come i graffi di un amante.
Luci sparate sul pubblico, sul tetto del Metropolitan, il blu su Luca Bulgarelli che lo fa sembrare un uomo venuto dallo spazio. Il bellissimo duetto di Amedeo Ariano e Bruno Marcozzi. Prendo appunti al buio, raccolgo le immagini che racconterò nell'articolo.
A fine concerto mi ritrovo in mezzo ai fan di Sergio, ad aspettare. Conosco così alcuni utenti del forum di Situation, con cui avevo scambiato qualche messaggio nei giorni scorsi per un'idea che alla fine non riesco a portare a termine: l'addetto stampa guarda verso la mia collega e me e ci fa segno di entrare. Devo quindi lasciare gli amici del forum fuori ad aspettare Sergio & family.

La musica è finita, gli amici se ne vanno
Ci ritroviamo vicino ai camerini, con la family di Sergio intorno a noi: i musicisti chiacchierano tranquilli fra di loro, entrano ed escono dai camerini, accenti diversi che si mescolano.
L'addetto stampa si avvicina di nuovo e fa un altro segno, un numero:
- Avete "due-minuti-due"
Due minuti due?
Potrebbero anche bastare se gli artisti non avessero quel delizioso vizio: sono capaci di parlare per ore, ricordare, narrare. Assolutamente affascinante, ma sono consapevole che quel due sventolato con le dita si trasformerà in un battibaleno nel segno di una forbice che taglia.
Sappiamo che riusciremo a chiedergli solo due cose, tre se saremo svelte e capaci di cogliere l'attimo per incalzare con un'altra domanda.
Tre domande. Sul mio taccuino ne ho segnate sei, già selezionate da una gamma ancora più ampia.
Cavolo, viene Cammariere a Catania e non posso fargli solo una ventina di domande?
L'apprensione sale, interrotta solo da pochi secondi in cui lo sguardo va verso i musicisti che prendono le custodie degli strumenti, si salutano e vanno via, passando prima dai fan per autografi e foto. Vedo i flash oltre la porta e avverto il calore del gruppetto rimasto lì, mentre dietro il palco il freddo è tremendo e il rumore forte: i tecnici stanno smontando i macchinari. Muovendomi per combattere il freddo mi giro e resto imbambolata: non mi ero accorta di essere esattamente dietro il palco, ormai nudo, con la platea vuota davanti a noi. Farei qualche passo in avanti se i tecnici non mi ricordassero che stanno ancora lavorando e che di certo non è il caso. Penso che non reciterò mai davanti ad una platea simile...
- Non ero mai stata dentro il Metropolitan
- Dentro? Dietro! - mi riprende la collega
- No, per me questo è "dentro"

Quando finalmente riusciamo a fare l'intervista i due-minuti-due sono solo un ricordo. Alla terza domanda inizio a dire
- Questa è l'ultima domanda
Alla quarta, sorriso da gattina e promessa:
- Questa è davvero l'ultima domanda
Sergio sorride e con gentilezza risponde a tutto, aggiungendo anche aneddoti e ricordi, con buona pace dell'addetto stampa che inizia a fare grandi gesti delle braccia per non urlare "basta". Eh sì, non mi ero mai divertita tanto!
A casa visiono in fretta il video e rido: i due-minuti-due alla fine sono risultati sette-minuti-sette.


Per leggere l'articolo e vedere l'intervista dovrete aspettare qualche giorno, Step1 è in vacanza fino al 3 gennaio.
Torno al mio nuovo incubo, Movie Maker, mentre mi auguro e soprattutto vi auguro un 2009 sereno, che ci permetta di darci da fare per realizzare i nostri sogni.

Buon anno, di cuore


"Per ricordarmi di te" e la suoneria impertinente




LINK

Servizi
Racconto del concerto su Step1
Video-intervista a Sergio Cammariere
La photogallery su Slide.com

Video del concerto
Via da questo mare
Cantautore Piccolino
duetto di Amedeo Ariano e Bruno Marcozzi

24 dicembre 2008

Bah. Humbug

Il fantasma del passato agita la palla di vetro. Il perfetto paesaggio natalizio non si vede più, coperto dalla tempesta di neve.

Il fantasma del presente tiene la musica alta. Troppo alta. Non sembra convinto, eppure impone canzoni di Natale.

Il fantasma del futuro si guarda intorno, poi lascia il pandoro lì dov'è e va via.

Bah. Humbug.


Chissà che il Natale non renda davvero più buoni. Chissà che domani mattina non mi ritrovi sul balcone a lanciare caramelle ai bambini. Senza fionda, stavolta.

Let it snow, let it snow, let it snow.




Buon Natale,

Aira Scrooge

3 dicembre 2008

#1 - Come fronna io tremo

Primo post nella nuova rubrica, "la pulce nell'orecchio": tutte quelle canzoni che una volta entrate in testa se ne vanno difficilmente.

In verità, il brano che volevo postare per primo era un altro, ma in questo momento un sorriso sarebbe uno sforzo, come lo è già ogni parola che prende forma. Qualcosa che non mi appartiene, adesso.

Fronne, invece, è una canzone che sento molto. Non per il testo d'amore. E' per il movimento a cui mi fa pensare: per la foglia ingiallita sostenuta dal vento, che si illude di volare ma in fondo sa che sta solo cadendo.



Fronne - Petra Magoni & Ferruccio Spinetti



La foto di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (Musica Nuda) è di Jean-Claude Fourez

10 novembre 2008

Living in uncertainty: Bloggers Unite for Refugees United


this amazing photo is by Pierre Capoue


Sometimes you close your eyes and see other eyes, the ones of your loved persons. You see the place they’re in, what they’re doing, every little habit. That’s enough to make you feel reassured.

There’s who close his eyes and can’t guess that things. Possibly, he can’t even remember vividly the face of his loved ones, because he was too young when they split away. That blurred image is the uncertainty instead, that hybrid feeling made of fear, confusion, desperation, vulnerability.

Mansour lived in a state of uncertainty because he did'nt know the fate of his family, escaped from the Taliban regime. He sought them but he found they were scattered across the world.
David and Christopher are two Danish brothers. A very different life from Mansour’s one, but thank to their help the young afghan could find one of his brothers, after seeking for four years.

It should be the storyline of a film, a fiction that maybe should move people to tears. But it’s all true: it was the year 2005 and – for the Danish brothers – that experience was the beginning of the Refugees United, a no-profit association that helps refugees in reconnecting with beloved people, using an engine searching on the web very easy and safe, that give them the opportunity of register to an anonymous forum – using birthmarks or nicknames only recognisable to friends and family – for those people who maybe is afraid of contacting authorities.

It seems a small thing, I know. But the net itself is made of small pages, like mine and like the web pages of the over 10 thousand bloggers part of the Bloggers Unite. Ten thousand stories and thoughts for giving voice to 40 million refugees, for making known an association that help people for real. And to put in practice an expression I read on the Refugees United’s page and – with its simplicity – seemed to me such fundamental: spread the world.




Certe volte chiudi gli occhi e ne vedi altri, quelli delle persone che ami. Vedi il luogo in cui si trovano, quello che fanno, le piccole abitudini. Questo basta a farti sentire rassicurato.

C’è chi chiude gli occhi e non riesce ad immaginare queste cose. Forse non riesce nemmeno a ricordare con nitidezza il viso delle persone care, perché quando li hanno separati erano troppo giovani. Quell’immagine sfocata è invece l’incertezza, quella sensazione ibrida fatta di paura, confusione, disperazione, vulnerabilità.

Mansour viveva nell’incertezza di non conoscere il destino della propria famiglia, fuggita dal regime dei Talebani. Li aveva cercati ma aveva scoperto che si erano dispersi in varie parti del pianeta.
David e Christopher sono due fratelli danesi. Una vita completamente differente da quella di Mansour, ma è grazie al loro aiuto che il giovane afgano ha potuto ritrovare uno dei suoi fratelli, dopo 4 anni di ricerche.

Potrebbe essere il soggetto di un film, una storia di finzione capace magari di commuovere la gente. Invece è tutto vero: era l’anno 2005 e questa esperienza fu, per i due fratelli danesi, l’inizio di quella che oggi è la Refugees United, un’associazione no-profit che aiuta i rifugiati a rimettersi in contatto con le persone care, grazie all’uso di un sistema di ricerca sul web facile e soprattutto sicuro, che offre la possibilità di registrarsi ad un forum anonimo – utilizzando le iniziali o nomignoli riconoscibili solo ad amici e parenti – per chi, come spesso accade, ha paura a rivolgersi alle autorità.

Sembra una cosa da poco, lo so. Ma la stessa rete è fatta di piccole pagine, come la mia, come quelle degli oltre 10 mila bloggers che fanno parte della Bloggers Unite. Dieci mila storie e pensieri per dar voce a 40 milioni di rifugiati, per far conoscere un’associazione che può aiutare davvero. E per mettere in pratica quella frase che ho letto nel sito di Refugges United è che nella sua semplicità mi è sembrata fondamentale: spread the world.




You can also "spread the world" by adding Refugees United in your favourite social networks:
- RU's Myspace page 
http://www.myspace.com/refugeesunited
- RU's Facebook cause http://apps.facebook.com/causes/38696
- RU's Twitter page http://twitter.com/refunite

And please, visit the list of the bloggers who have posted about refugees today

4 novembre 2008

Aira cerca casa - volume 2: la vecchia pantofola



L’immagine che ho in testa è il negativo di un’altra foto:
io che cammino verso casa. La stessa strada, anche se un po’ più buia, in questa Catania che piano piano si sta spegnendo, e non solo letteralmente. La stessa sciarpa di cotone e io che rigiro le frange tra le dita, solo che questa volta non è un gesto spensierato – forse felice – ma di nervosismo.

Ho scritto un post diversi giorni fa. E per tutto questo tempo ho pensato di sistemarlo – tagliare qui, tagliare lì – ma poi ho capito che la miglior cosa da fare fosse lasciarlo dov’è, in un angolo del pc. Mi sono sfogata sul foglio virtuale, non è necessario pubblicare. Dirò solo che il ritorno a “casa” – quel teatro che avevo chiamato casa – è stato deludente, per la prima volta mi sono sentita ospite.

[…] Il ritorno a casa non poteva essere più stimolante. Lo stimolo ad andare via, infatti, è stato fortissimo. Ad un certo punto mi sono alzata forzando la fine della discussione. […]

Il mio caratteraccio a volte si manifesta senza che io possa fare nulla. Iraconda, mi chiamano. Beh, è vero. Quando fuori appaio fredda è perché dentro sono furibonda. Mi hanno fatto infuriare le discussioni ciancicate sui ggiovani, troppo distratti da telefonini, scarpe di marca e ubriacature notturne (???), che non pensano al teatro: le “pantofole vecchie e puzzolenti” del titolo. Mi ha fatto infuriare l’intervista andata a monte, fatta annegare tra queste discussioni. E mi ha fatto infuriare una frase, che non ho potuto fare a meno di bucare con una stilettata.

Il resto è una serie di fotogrammi, troppo statici per farne un film. È il mio freddo «buon lavoro». È l’aria fuori dal teatro che mi entrava nei polmoni. È la frase di Michele a cui ho pensato, scritta come commento ad un mio post precedente e così indovinata: «Non guardarti mai indietro». E la strada che ho percorso, poi, senza voltarmi nemmeno un attimo.

17 ottobre 2008

Venerdì 17

 


Quella che vedete sopra non rappresenta una superstizione, non è un gatto nero di cui avere paura. È l’espressione che ho io in questo momento.

Non credo alle dicerie, e i miei venerdì 17 sono sempre stati giorni normalissimi.

Come in un giorno normalissimo vado ad un’ad un forum cittadino che sembra noiosissimo, al Palazzo Centrale dell’Università. Prometteva ospiti politici importanti e non c’era quasi nessuno.

Poi il sottofondo di una manifestazione studentesca diventa rumore, il rumore diventa assordante. I ragazzi chiedono l’occupazione. Mollo tutto e scendo il Palazzo Centrale, pensando che questa è la mia giornata fortunata.

Chiuso! Il portone era chiuso e la polizia non voleva farmi uscire. Quello che la polizia non sa è che soffro di claustrofobia. Inizio come un gattaccio in gabbia a muovermi dentro il palazzo, chiamo chiunque – la direttora del giornale, il collega arrivato in ritardo e rimasto fuori, la mamma per dire “Il Sessantotto e arrivato anche per me!” – mentre aspetto di poter uscire.

Finisce il credito del mio cellulare. Quando riaprono il portone penso di andare a prendere una ricarica: si scarica la batteria. Non ho la fotocamera – per il forum non era certo necessaria! – non ho un telefonino che funzioni e già le unghie escono fuori. Passo una mattinata d’inferno con i miei colleghi – tra cui una avvertita a manifestazione iniziata arrivata a rotta di collo in piazza Università – giriamo, intervistiamo, ascoltiamo, fotografiamo. Fotografano loro. Io non posso col cellulare scarico.

Alla fine torno di corsa a casa a scrivere la mia parte di pezzo – improntato a quattro mani – e vorrei mandare le poche foto fatte prima che il mio cellulare mi abbandonasse. Vorrei. Il bluetooth non mi funziona e sono costretta ad uscire per comprare la ricarica e mandarle via mms alla collega. Esco e si mette a piovere. Torno a casa che sembro già il gatto dell’immagine. Mando le foto e corro a scrivere il secondo pezzo, un piccolo reportage in cui racconto la mia esperienza da prigioniera del Palazzo.

Non credo alle dicerie, ma manca poco meno di dieci minuti alla fine di questo venerdì 17 e non potete sapere quanto sono contenta. Le unghie possono rientrare finalmente.

 

Ps: da domani mattina troverete su Step1.it lo speciale scuola che abbiamo realizzato oggi. Buona lettura!

10 ottobre 2008

Aira cerca casa - capitolo 1: la matassa




È strana la sensazione che si prova a chiamare quasi tutti i teatri di Catania in cerca di una nuova casa. È stancante.
I costi?
I requisiti necessari? Sai, io ho un po' - giusto un po' - di esperienza...
Il luogo? Non puoi sapere quanto è importante per me.

Cambiare casa. Forse non sono ancora convinta di volerlo fare, alla fine credo sia questo il motivo per cui mi sono allontanata per più di un anno dal teatro. Recuperare le stanze, la poltroncina, il tavolino vicino al palco. Recuperare le figure in cartone dietro le quinte - e mi sentivo Alice nel paese delle meraviglie - forse ne valeva la pena. Ma quando quello che dovrebbe essere il tuo gruppo di lavoro è solo un gesto ipocrita della mano e fango sul palco lucido, la voglia ti passa.
Allora ricomincio, numeri di telefono sul foglio e pazienza. Tanta pazienza. E forza, perché tutti cercano di attrarti mettendo in bella mostra certe cose ma facendo scivolare con nonchalance altre. Come in quegli spot che promettono chissà che, quelli con le clausole scritte piccole piccole in sovrimpressione.

- Dai, vieni a fare teatro da noi! Siamo una grande famiglia! Certo, non siamo un teatro e non abbiamo produzioni, per cui dopo una spesa di 1200 euro e due anni passati da noi ti rispediamo a casa senza possibilità di lavorare.
- Abbiamo locali spaziosi! Te credo che sono spaziosi, sono in un basso (appartamento sulla strada, ndb) dove l’unica mobilia sono le vecchie sedie pieghevoli di legno che negli anni ’80 portavamo in campeggio.

Quelli che ti riempiono la testa di paroloni, parlandoti di come il loro corso sia diverso da tutta la melma che c’è in giro, perché noi facciamo questo e quest’altro…
Stacchi l’orecchio dal telefono, quando senti un attimo di pausa, chiedi: “I costi?”
“Beh, sai, la retta è comprensiva di stage, abbonamenti, gite scolastiche con tanto di panino, ricchi premi e cotillon…”
“Sì, ma quanto?”
“Siamo una grande famiglia e abbiamo locali spaziosi…”
“Quanto?!”
Solo duecento euro al mese.”
Duecentoeuroalmese???
“Si, ma comprensivo di cotillon…”

La prima parola che butto sul foglio è proprio: matassa.

5 ottobre 2008

Solo una scusa...

Per augurarvi una serena domenica e un buon inizio settimana



Tarareando - Orchestra di Piazza Vittorio

sfoglia
giugno